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Francesco Tadini fotografo, serie Light's memory

Francesco Tadini Light’s memory, di Federicapaola Capecchi

Con le fotografie del progetto Light’s memory, Francesco Tadini si muove tra fantasie, narrazioni, regole (da trasgredire) e invenzioni. È una rimessa in gioco e in discussione dello spazio e del tempo.

Alcune rivoluzioni culturali dei primi del 900, tra cui il Futurismo, il Fotodinamismo e il Cubismo, hanno posto fine ad una limitazione che non lasciava spazio al concetto del trascorrere del tempo nello spazio delle fotografie. E Francesco Tadini in Light’s memory si immerge a piene mani, sguardo e movimento tra tempo, spazio e un limite. Un limite o un trampolino di lancio. Corpi marmorei femminili e maschili in bianco e nero che emergono da un fondo scuro, presi in un abbraccio confuso che potrebbe essere d’agonia, d’estasi o entrambe le cose. Corpi marmorei che marmorei non sono, ma corpo vivo, con il dinamismo del corpo vivo in movimento. Torsioni del busto che muovono muscoli e non pietra; persino gli organi interni, ne senti il correre del sangue.

Francesco Tadini con Light’s memory lascia un segno, portando un approccio nuovo, radicale e unico.

Si allontana da ogni sorta di esotismo o qualsiasi mossa aneddotica di descrizione, per mettere in discussione il tempo e persino la morte, con una libertà concessa da una distanza dal contesto (o panorama a volte) – di cui rinnova ogni volta l’uso – a quadrati o rettangoli. In bianco e nero, sì, o a colori, con ogni rischio che lo porta ad esplorare un’illuminazione impossibile, permette alle fotografie di creare visioni enigmatiche e incinte.

Francesco Tadini con Light’s memory dimostra di avere una mente con la giusta svolta per riuscire a capire come attraversare le dimensioni … della fantasia, della realtà, del tempo, dello spazio, della luce. Light’s memory, “senza spazio e senza tempo”, come se Francesco Tadini e le immagini andassero insieme alla ricerca dell’essenza poetica nella semplicità, eppure introducendo chi guarda in un mondo immaginario, di invenzione, contemplazione e quiete, dove le sensazioni, i dettagli, gli oggetti, gli edifici, i soggetti sembrano venir recuperati dagli angoli nascosti della memoria. Donano luce alla normalità dei sentimenti. Fotografie che sono vere e proprie “grammatiche della fantasia” apparentemente sospese tra il presente e un altro mondo. In qualche modo Light’s memory distrugge la forma pura e la fa rinascere, la ricompone in una visione riflessiva e semiotica. E poi c’è ovunque, che siano gruppi scultorei, persone, edifici, cattedrali, mare, il movimento, il corpo, come strumento principe dell’invenzione, della creazione. Movimento e corpo che avvicinano molte fotografie di questo progetto a quel disvelamento di ogni pensiero proprio di Francis Bacon, al quel centro di osservazione, a quei corpi e quelle anime. E come per Bacon la pittura è luce e movimento, le fotografie di Light’s memory raccontano di come con la luce e l’illuminazione si crei movimento nuovo, trasfigurazioni e nuove visioni. Figure e strutture non calcificate, non fisse ma dinamiche, mobili, suscettibili di altre forme e in queste fotografie la figura umana, quando c’è, è centrale e multiforme, si propaga perfino nel terreno che non vediamo. Ma cominciamo fantasiosamente ad immaginare.

Francesco Tadini spinge all’estremo una ricerca. Come un lampo nell’oscurità (La nave – Milano, Università Statale, Cortile del ‘700, Fuorisalone “From shipyard to courtyard” progetto di Piero Lissoni) quel riquadro madreperlaceo ci focalizza su una figura umana. Tutto attorno geometrie fluide di arancio e una piccola finestrella bianca in alto a sinistra rivelano, in un unico istante che sfida la persistenza del tempo, la volontà di giocare dentro il flusso inarrestabile delle cose e dell’esistenza, dandole nuove forme di un’immagine assoluta. In una fotografia è come se coagulasse sulla tela un refrain in jazz del mistero dell’uomo, di cui perdura l’ immutabile forza di misurarsi col mondo, nonostante tutto. Ed ogni corpo in Light’s memory, che sia umano, scultoreo o di edificio (antico o moderno) è corpo vivo. Con quel fare del corpo vivo che elabora il passato mentre progetta il futuro ed ha il presente lì, tra le mani, un “prezioso” da raccontare in profondità.

[…] Oppresso di stupore, a la mia guida Mi volsi […] ma proprio quella sensazione di meraviglia tale da togliere quasi la capacità di parlare […]” Dante – Paradiso – Canto XXII

Federicapaola Capecchi

Francesco Tadini
Francesco Tadini Light’s memory, Fondazione Marconi Uncini 26 novembre 2019

Francesco Tadini fotografo, Selezione dal progetto Light’s memory

Fotodiodi (con microlenti negli interstizi) e piccoli filtri colorati con i colori primari. Tutto qui. Abbiamo in mano un “mondo da creare”. Ogni tanto, con divertimento, penso a quando (per più di ventanni) mi dedicavo al reportage giornalistico per grandi reti televisive pensando di raccontare la realtà, fedelmente. E con altrettanto divertimento pongo mente a ciò che era il vero lavoro di costruzione del racconto: il montaggio…. Che cosa favolosa e schietta la Fotografia, con la sua simultaneità di “fedeltà e infedeltà”: insostituibili entrambe (dagli umani, almeno). Come il pennello per un pittore. Fiat lux. Light’s memory. – Francesco Tadini